Il "Bushcraft"

Il "Bushcraft"

21/06/2016 0 Di admin
Survival, bushcraft, outdoor, campeggio sono tutti termini ormai comunemente utilizzati da quella grande comunità che sempre più numerosa, specie nei fine settimana, indossa scarponi e zaino per approcciarsi all’ambiente naturale.
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Ma quali differenze di metodo vi sono tra le diverse definizioni ? Cosa distingue un survivor da un campeggiatore ? O cosa ha in comune chi pratica il bushcraft rispetto a chi fa attività outdoor ? Iniziamo dal Bushcraft che come dice la stessa parola, composta dai termini inglesi bush (bosco) e craft (capacità), indica la capacità di vivere in aree boschive o comunque naturali, utilizzandone le risorse disponibili.
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Il bushcraft è cioè un insieme di conoscenze e tecniche utilizzate per vivere in ambiente naturale attraverso l’uso di strumenti basici e/o primitivi, non facendo affidamento su attrezzature moderne e tecnologiche, ma privilegiando, al contrario, l’uso di pochi attrezzi elementari con i quali costruire tutto il resto. Naturalmente le tecniche bushcraft, includono le capacità primarie per la sopravvivenza: accendere un fuoco, costruire un rifugio, saper cacciare e pescare ma fondamentalmente tendono ad un maggior “integrazione” della persona con l’ambiente naturale, chiaramente visibile dal tipo di campo che si andrà a realizzare. Se per il survivor l’obiettivo è riuscire a sopravvivere fino al momento in cui la situazione di emergenza è cessata, ottimizzando al massimo le risorse disponibili, anche quelle fisiche, colui che pratica il bushcraft sembra quasi godere del prolungarsi di questo mancato contatto con l’ambiente urbano. Il bushcrafter non “gioca” a resistere, non vuole essere salvato, anzi è spesso un solitario che vuole essere lasciato in pace mentre sta “giocando” con la sua laboriosità. E allora in un campo bushcraft potrete vedere oltre a ceste di vimini intrecciato, asce in pietra, e utensili ricavati da selci ed ossa animali, anche vere e proprie “comodità” realizzate con ingegno e pazienza infinita. Il rifugio tenderà ad essere il meno precario possibile, avrà un fondo rialzato, sarà dotato di un fuoco con riflettore, disporrà di numerosi ripiani e posti dove conservare i vari attrezzi autocostruiti.
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CASETTA
Con l’incrementare delle conoscenze e delle tecniche individuali il rifugio si trasformerà quasi in una comoda casetta assomigliando sempre meno ad un ricovero di fortuna. Evidentemente per fare tutto ciò bisogna avere precise conoscenze ma fondamentalmente occorre una grande esperienza pratica, frutto di ingegno ma anche di innumerevoli tentativi.   Come detto il buschcrafter utilizza tutti i materiali a sua disposizione ma il legno è sicuramente la risorsa  con cui padroneggia meglio l’arte delle sue realizzazioni. La sapiente lavorazione del legno consente la realizzazione praticamente di tutto, dai piccoli oggetti necessari alla quotidianità, come cucchiai, tazze e picchetti, a manufatti più impegnativi, oltre al rifugio, tavoli, sedie e perfino vere e proprie dispense. Al di là di chi pratica il bushcraft da molti anni e tende a ridurre quasi allo zero l’utilizzo di attrezzi moderni, lo zaino di chi vuole approcciarsi alla pratica deve contenere poche cose essenziali, attraverso le quali poi realizzare tutto il resto. Un buon coltello a  lama fissa ed un piccolo chiudibile, un acciarino, una gavetta o pentolino, una borraccia, un telo impermeabile e alcune corde di vario diametro, sono più che sufficienti per iniziare con il giusto materiale.Per il resto provate e riprovate, documentatevi molto e fate galoppare la vostra fantasia, tenendo sempre a mente che i nostri avi hanno per millenni utilizzato quotidianamente delle conoscenze, che oggi dobbiamo semplicemente recuperare. Per rendere un idea ancora più chiara delle capacità tecniche di chi pratica bushcraft da molti anni guardate questo video tratto dal canale YouTube “Primitive Technology “
Buona visione !