Sant’Alfano la masseria dei Landolina

Sant’Alfano la masseria dei Landolina

14/03/2019 0 Di La nostra terra

Il territorio dell’antico feudo di Sant’Alfano che confinava con i feudi di Canicattini, Bibbino Magno e Cardinale apparteneva, nel 1296, a tale Luca Filerio. Dalla fine del Duecento e per oltre un secolo non si hanno più notizie dei possessori di Sant’Alfano, finché l’1 Settembre 1433 s’investi del feudo e del connesso titolo baronale Nicolò Sottile. Nel 1517 Sant’Alfano passò in potere dei marchesi di Pietraperzia estintosi tale casato, nel 1579, il feudo fu acquistato da Francesco Santapau marchese di Licodia e signore della città di Palazzolo. I Ruffo, che subentrarono nei titoli e nei possedimenti dei Santapau, vendettero il 9 Agosto 1639, cioè subito dopo esserne entrati in possesso, il feudo ad Isabella Landolina.

Noto (SR) Palazzo Landolina

L’origine della famiglia Landolina, che tenne Sant’Alfano per lunghissimo tempo fin quasi ai giorni nostri, è avvolta in un alone di mistero quasi mitico volendosi farla derivare dal normanno Landolo, primo conte d’Asburgo. I Landolina giunti in Sicilia al seguito di Ruggero il Normanno, impegnato nella conquista dell’isola, scelsero Noto come loro dimora, avendo ricevuta la baronia d’Avola. Il mito s’intreccia ancora alla realtà nella  figura di Giorgio Landolina, che sembra uccise con le sue mani il capo saraceno Multicabie Mule e liberò Luigi VII, re di Francia, dalla schiavitù in cui era stato ridotto. Ricoperte le maggiori cariche del regno i Landolina si distinsero anche per aver difeso la città di Noto dagli attacchi dei chiaramontani durante la rivolta, scoppiata nell’ultimo scorcio del Trecento, per la successione al trono siciliano. Da tale illustre famiglia che segnò a fondo, col proprio nome, la storia medievale siciliana, discendevano i possessori del feudo di Sant’Alfano.
Agli albori dell’Ottocento, all’interno di quella che fu una vera e propria rincorsa dell’aristocrazia siciliana verso maggior titoli ed onori, Giuseppe Landolina, che per ragioni ereditarie si fregiava del titolo di marchese di Trezzano (in Lombardia!) richiese di poterlo mutare in marchese di Sant’Alfano. Con privilegio reale del 24 Giugno 1800 Giuseppe Landolina, anche dietro l’esborso di una considerevole somma, ottenne quanto richiesto riuscendo così a legare fieramente il suo titolo nobiliare al possesso terriero.

Il primo marchese di Sant’Alfano fu, nel 1796, il realizzatore del pregevole “Ponte d’Alfano” che permise agli abitanti di Canicattini di raggiungere agevolmente le terre del feudo. Al ponte d’Alfano, su cui si stagliano due imponenti figure scultoree maschili, in cui il Privitera riconobbe due “bravi”, segno del potere e dell’arroganza baronale, sono legate una serie di tradizioni e leggende popolari ancora oggi tramandate a Canicattini. Nella seconda metà del XIX secolo, ma su basi certamente preesistenti, i Landolina edificarono all’interno del loro feudo un’imponente masseria fortificata che armoniosamente raccoglieva elementi architettonici estetici e difensivi.

 

L’estesissimo complesso edilizio ancor oggi facilmente raggiungibile, fu dotato di alte mura di cinta e provvisto di un solido corpo di guardia, contornato da una bella merlatura a coda di rondine. L’arco d’ingresso principale, posto prospetticamente verso la strada che collega la masseria all’abitato di Canicattini, conduce ad un’ampia corte quadrangolare pavimentata con conci di pietra bianca squadrata. Sulla corte, a mo’ di corollario, si aprono una moltitudine di stalle, fienili, magazzini ed abitazioni contadine. Le condizioni del maniero dei Landolina, oggi frazionato tra una moltitudine di proprietari, sono tutto sommato buone, seppur alcuni interventi strutturali interni a fini abitativi e commerciali, potevano essere maggiormente considerati. Il bel ponte d’Alfano, recentemente ben restaurato, splende oggi sotto i raggi del sole, speriamo che anche la masseria di Sant’Alfano, con la sua storia intrisa dai fasti nobiliari dei Landolina ma, soprattutto, dal sudore dei nostri contadini, possa presto tornare a brillare.

Tratto da: Massae, massari e masserie siracusane
di Marco Monterosso, Ed. Morrone 1999