I mosaici della villa romana del Tellaro

I mosaici della villa romana del Tellaro

Nel 1971, la scoperta di scavi clandestini in contrada Caddeddi nel comune di Noto, consenti di identificare, nella bassa valle del fiume Tellaro (l’antico Eloros), una villa romana tardo imperiale che si estendeva al di sotto di una masseria ottocentesca in quasi totale stato di abbandono. Volendosi evitare inutili distruzioni preventive tali da cancellare le testimonianze superstiti della storia del sito, il lavoro di esplorazione si protrasse per più di venti anni sotto la direzione di Giuseppe Voza. Gli scavi archeologici hanno accertato che la masseria fu costruita sovrapponendosi, tagliando o cancellando totalmente le strutture della villa romana talchè poche, anche se preziose, tracce se ne conservarono al di sotto dei corpi di ovest, di sud e di sud-est della masseria.

La villa romana, per la parte finora scavata, ricopre una superficie di circa 3000 mq e si sviluppa intorno a un peristilio rettangolare di mt 20×24, circondato da un portico con corsie di diversa larghezza. I dati di scavo e le quote delle strutture murarie inducono a credere che le prime tre file di ambienti sono relative a un piano inferiore, usati per servizi o depositi, mentre a livello superiore, quello del portico, era la quarta fila di ambienti che su di esso si aprivano, dotati di pavimenti a mosaico di straordinaria bellezza. Le coperture degli ambienti con mosaici sono state eseguite senza ripetere le originarie forme e dimensioni degli ambienti antichi, usando strutture in metallo e vetro, con l’intento di consentire la fruizione dei reperti in condizioni ottimali garantendone la conservazione, nel rispetto delle esigenze di sicurezza e reversibilità degli impianti e con attenzione a non escludere la visibilità delle strutture della villa finora scoperte, intorno agli ambienti protetti dalla copertura e del paesaggio circostante.

IL MOSAICO DEL PORTICO
Il portico che delimita a nord il cortile centrale è lungo 15,00 metri a largo metri 3,70. E’ pavimentato con un mosaico continuo, in cui le tessere colorate disegnano un autentico tappeto di corone di alloro che incorniciano medaglioni decorati da motivi geometrici. Altri medaglioni, di forma ottagonale con i lati concavi, riempiono gli spazi di risulta tra le corone di alloro, creando un motivo continuo dai colori brillanti, le cui variazioni cromatiche sono usate con estrema maestrìa: i passaggi tonali conferiscono infatti profondità, naturalezza e fluidità al disegno. Il mosaico, che a differenza degli altri, non è stato staccato e riposizionato dopo il restauro, sul lato occidentale conserva ancora delle chiazze di colore scuro: si tratta delle tracce dell’incendio che distrusse la villa intorno alla metà del V sec. d.C.. Anche le irregolarità che si possono notare sulla superficie del pavimento sono il frutto delle deformazioni che ques’ultimo ha subito, sia a seguito della pressione dovuta al crollo del tetto durante l’incendio, che per i terremoti che si sono verificati nel corso dei secoli.

IL MOSAICO DI ETTORE
Del pavimento a mosaico si conserva solo l’angolo sud-ovest, perché il resto è stato distrutto dalla costruzione di un ambiente della masseria, demolito per liberare l’ala nord della villa romana. Una cornice con girali di foglie e fiori, tigre, leopardo e antilope, e una seconda cornice interna con festoni di foglie e fiori e maschere teatrali agli angoli, inquadrano la scena centrale del mosaico (emblema).
Le iscrizioni in greco indicano i personaggi. Da sinistra a destra sono rappresentati Ulisse, Achille (di cui si è conservata solo la parte superiore della testa), Diomede, la figura forse dell’araldo Ideo, mentre è perduta l’immagine del vecchio Priamo e dei troiani. Le figure sono disposte intorno ad una bilancia: sul piatto a sinistra è il vasellame in oro per il riscatto, sul piatto a destra è deposto il corpo di Ettore, di cui si scorgono solo i piedi. La presenza delle maschere teatrali agli angoli della cornice non è casuale: infatti la scena della pesatura del corpo non compare nell’Iliade di Omero, ed è probabile invece che fosse così rappresentata in teatro da Eschilo (nella tragedia perduta intitolata “I Frigi”). La scelta di una particolare versione del mito testimonia la raffinata cultura, ancora profondamente greca, dei proprietari della villa, come conferma pure l’uso del greco nelle iscrizioni con i nomi dei personaggi rappresentati.

IL MOSAICO DEI SATIRI E DELLE MENADI
La stanza centrale è la più piccola tra quelle del lato nord del portico. Il mosaico presenta agli angoli quattro grandi crateri da cui partono festoni di foglie, con fiori e frutti, che si uniscono ad arco sopra quattro riquadri rettangolari. In ogni riquadro sono rappresentati un Satiro e una Menade che danzano tenendo in mano strumenti musicali. L’immagine al centro (emblema) è andata perduta, ma è probabile che fosse raffigurato proprio il dio Dioniso, alla cui corte appartengono i Satiri e le Menadi. Sovrapposte ai festoni, in prossimità dei quattro angoli dell’emblema, sono rappresentate quattro maschere. Anche in questo caso va osservata la padronanza della tecnica del mosaico e il sapiente uso del colore nella realizzazione di scene vivaci ed immagini ricche di dettagli decorativi, pur nella simmetria dello schema decorativo.

IL MOSAICO DELLA CACCIA
Il mosaico, come quello degli ambienti precedenti, è stato staccato, restaurato in laboratorio e riposizionato. E’ delimitato da una cornice con rappresentazione di uccelli acquatici alternati a svastiche. Al centro del mosaico è una figura femminile (interpretata come la personificazione dell’Africa), seduta su una roccia e circondata da alberi, intorno alla quale si svolgono le scene di una battuta di caccia. Va notata l’estrema vivacità delle azioni rappresentate e il realismo con cui sono rese: in alcune scene l’artista si è preoccupato di rendere l’effetto e i riflessi dell’acqua intorno alle gambe egli uomini e alle zampe degli animali in movimento mentre guadano il fiume; sulla sinistra ha rappresentato il terrore sul volto del cacciatore su cui la tigre sembra avere la meglio, mentre dall’alto un compagno arriva in soccorso impugnando la lancia. Nel registro inferiore, la concitazione delle scene superiori si calma nella rappresentazione del banchetto a conclusione delle fatiche della caccia, con i cavalli ormai legati agli alberi e le prede imbandite sul tavolo. Solo i servi continuano ad affaccendarsi intorno ai commensali, versando ad uno il vino, all’altro l’acqua per le mani, mentre altri sulla sinistra continuano a preparare altre pietanze. Il senso del movimento, il realismo, la grande libertà nella distribuzione delle scene, insieme all’uso sapiente del colore sono le caratteristica peculiari di questo straordinario mosaico.

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I saggi di scavo eseguiti all’esterno della masseria fanno ritenere che altri corpi della villa possano estendersi, oltre che a est, anche nella parte sud mentre dalla parte di ovest la destinazione dell’edificato poteva essere relativa a pertinenze della villa. Le operazioni di scavo, estremamente complesse a causa della sovrapposizione della masseria alla villa romana e soprattutto delle conseguenze di un disastroso incendio che in antico la distrusse, non hanno reso materiali mobili di dotazione della villa ed opere di decorazione e oggetti di uso comune. I frammenti di ceramiche, le anfore rinvenute in ambienti di deposito sul lato di nord-est e le monete rinvenute su pavimenti e nei livelli immediatamente al di sotto di essi, fanno fissare la cronologia della villa intorno alla metà del IV sec. d. C., data a cui riconduce anche l’esame stilistico dei mosaici.
La villa del Tellaro epicentro di un vasto latifondo con grandi risorse agricole, che, come quella scoperta a Patti Marina in provincia di Messina e con la più famosa di Piazza Armerina, vengono a trovarsi, come poli autosufficienti rispetto ai centri urbani, in punti strategici del territorio dell’isola e, perciò, di grande interesse non solo per l’importanza dei preziosi mosaici di cui erano dotati, ma soprattutto per il contributo che danno alla conoscenza dell’assetto socio-economico della Sicilia in età tardo-antica.

Area archeologica e Villa Romana del Tellaro
(Struttura dipendente dal Parco Archeologico di Siracusa, Eloro e villa del Tellaro)
Indirizzo : Contrada Caddeddi – Noto (SR)
Tel. : 0931573883
Orari ingresso : Tutti i giorni, compreso i festivi, dalle 8,30 alle 19,00 (biglietteria fino h. 18.30)
Biglietto singolo intero : Gratuito
Biglietto singolo ridotto: Gratuito

Marco Monterosso

Marco Monterosso

Esperto in promozione turistica e management del patrimonio culturale e ambientale... con una sfrenata passione per il territorio siciliano ! Ha scritto "qualcosa" che puoi vedere su: https://independent.academia.edu/MonterossoMarco

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