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Le “Case Grandi” di contrada Cardinale

Le “Case Grandi” di contrada Cardinale
Stemma araldico Arezzo (Siracusa, Via delle Carceri vecchie)

In territorio di Noto, seppur a soli pochi chilometri da Canicattini Bagni, si estendeva il grande feudo di Cardinale, confinante con i feudi Sant’Alfano, Canicattini e Piano Milo. Il feudo, nonostante gran parte fosse destinato alla produzione foraggiera, procurava ai suoi proprietari una cospicua rendita annua. Contribuiva sicuramente ad incrementare il valore del feudo il fatto che questo fosse interamente attraversato dal torrente Cardinale, il quale oltre ad essere utilizzato per l’irrigazione, per l’abbeveraggio degli animali e per il fabbisogno umano era utilissimo come forza motrice per i mulini ad acqua. Secondo gli antichi processi di investitura feudale, il corso d’acqua apparteneva al proprietario del feudo su cui scorreva: “…cum acquis, acqueducti, acquarum decursibus et fluminibus”. Il feudo Cardinale appartenne, dal XV secolo alla prima metà dell’Ottocento, alla nobile famiglia Arezzo proprietaria di moltissimi feudi del Vallo di Noto. Dopo l’abolizione della feudalità, acquistò l’ex feudo il palazzolese Giuseppe Cesare Musso che ampliò notevolmente una preesistente masseria la cui costruzione era già stata intrapresa dagli Arezzo. Tale circostanza è confermata da un’incisione, nello stipite di una porta dell’abitazione padronale, in cui è riportata la data 1792.

La sistemazione attuale della masseria Musso, topograficamente identificabile “case grandi”, come riportato nella chiave di volta dell’arco d’ingresso, è invece del 1861. Il cavaliere Musso fortificò la masseria cingendola con alte mura e dotandola di un corpo di guardia in posizione strategica. La masseria infatti, essendo posta proprio sul ciglio della cava in cui scorre il torrente Cardinale, aveva un unica via d’accesso.

Si racconta inoltre che per sfuggire agli attacchi dei briganti il cavaliere Musso disponesse di una particolare via di fuga, dalla cisterna posta nella cucina sembra infatti si possa raggiungere, attraverso uno stretto cunicolo, l’esterno della masseria. Le alte mura cingevano al loro interno anche un grande giardino ed un annesso orto per le esigenze padronali. Il declino produttivo di Cardinale, come quello di tante altre grandi strutture rurali, iniziò nel dopoguerra. La riforma agraria, l’imponibile di manodopera, ma, soprattutto, il lento abbandono delle campagne da parte dalla popolazione rurale, attratta dall’industrializzazione iniziata negli anni Cinquanta, assestarono un colpo definitivo ad una produzione tutto sommato ancora arcaica. Le “case grandi” sono un autentico gioiello, testimonianza vivente delle antiche usanze contadine e perciò delle nostre stesse tradizioni. Solo visitando una masseria come quella di Cardinale si può comprendere a pieno l’antica organizzazione del lavoro attuata, fino ad un quarantennio fa, da alcuni dei nostri padri e nonni.

L’enorme complesso edilizio, avente una superficie coperta di oltre mille metri quadrati, è in discrete condizioni. Per il suo caratteristico aspetto molti registi hanno voluto ambientarvi i loro film; anche questo è forse un modo per evitare che sui tesori nascosti del nostro territorio cada un inesorabile oblio.

Tratto da:
Massae, massarie e masserie siracusane
di Marco Monterosso
Editore Morrone, 1999

 

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