Torri costiere del siracusano

Torri costiere del siracusano

Nella prima metà del Trecento, in un momento di estrema debolezza dei nuovi regnanati aragonesi, i maggiori feudatari siciliani avviarono un imponenente opera di edificazione di strutture fortificate all’interno dei territori in cui, di fatto, esercitavano pieni poteri. Se gli steri (da hosterium “palazzo fortificato”) rappresentavano l’affermazione di tale dominio sulle città soggette al loro controllo, le torri costiere garantivano la difesa dei possedimenti rivieraschi dagli attacchi (angioini prima e arabi poi) provenienti dal mare. Prima iniziativa regia fu quella avviata nel 1405 da re Martino il Giovane che, anche in un ottica di riaffermazione del potere sovrano, ordinò di restaurare le torri esistenti e di costruirne di nuove. E’ solo nel Cinquecento, con gli imperatori Carlo V e Filippo II, con l’intensificarsi delle “incursioni barbaresche” che si assiste però ad un progetto organico di difesa costiera affidata alle torri. Nel 1549, su iniziativa del vicerè Giovanni de Vega, le coste della Sicilia furono suddivise in dieci sergenzie con funzioni amministrative-militari e fu costituita una “Nova Militia“ con il compito di gestire la sorveglianza delle coste e di intervenire in caso di sbarco dei pirati. Un impulso determinante al sistema difensivo del regno si ebbe durante il viceregno di Marcantonio Colonna attraverso i progetti di due tra i più gradi ingegneri militari del tempo Tiburzio Spannocchi (Siena, 1543 – Madrid, 1606), e Camillo Camilliani (Firenze, XVI secolo – Palermo, 1603). Quest’ultimo, che realizzò una completa documentazione sullo stato delle fortificazioni costiere in Sicilia intitolata “Descrittione delle marine di tutto il regno di Sicilia con le guardie necessarie da cavallo e da piedi che vi si tengono”, segui in prima persona l’edificazione di molte delle fortificazioni e delle torri costiere oggi superstiti. La scelta del sito dipendeva dalla possibilità di dominare un ampio spazio di mare e permettere le segnalazioni con dei fuochi fra i vari fortilizi e fra questi e le città. I torrioni erano generalmente a pianta quadrangolare, di due piani comunicanti. Nel piano terra vi erano le cisterne e il deposito e nel primo piano l’alloggio delle vedette, l’accesso avveniva tramite una scala mobile che era possibile ritirare in caso di pericolo. Attualmente le torri esistenti in Sicilia sono 218, nel siracusano (da Sud a Nord):

Torre di Capo Passero: fu probabilmente Martino il Giovane, a decidere la realizzazione della torre, ritenendo il “capite pasceris” un luogo d’importanza strategica. La città di Noto provvedeva alla sua manutenzione e vi teneva un guardiano tutto l’anno per la corrispondenza dei segnali di fuoco e fumo (i cosiddetti fani) con le altre torri del litorale. Tiburzio Spannocchi, che la visitò nel 1578, la ritenne inadeguata per un’efficace azione di contrasto alle incursioni turchesche poichè, date le sue dimensioni, non poteva essere presidiata da soldati ed armata con bocche da fuoco, tuttavia fu del parere che “non si abbandonasse per essere così eminente”. Pochi anni più tardi, nel 1583, la Torre fu ispezionata dal capitano Giovan Battista Fresco, commissario generale delle torri e delle guardie marittime, e da Camillo Camilliani. Il Fresco trovò la torre “molto male a ordine” ed ordinò ai giurati di Noto di far effettuare al più presto i necessari aggiustamenti. Il Camilliani la descrisse come “una torretta non molto forte nè molto grande”, destinata ad essere presso dismessa. La torre invece continuò a svolgere la sua funzione per molti anni ancora, cadendo in disuso solamente agli inizi del Settecento. Quel che rimane oggi della torre è solo una porzione del basamento.

Torre di Scibini: vedi QUI

Torre Vendicari: posta all’interno della riserva naturale omonima, appare in buone condizioni. Il Fazello ritiene che la torre fu edificata al tempo di Pietro d’Aragona, la notizia troverebbe conferma in un privilegio datato 1464. L’atto concedeva alla città di Noto di completare l’edificazione della torre, evidentemente incompleta, secondo Giuseppe Agnello l’intervento edilizio faceva riferimento solo al secondo ordine dell’edificio, preesistendo il pian terreno. Sebbene posta all’interno del feudo Roveto sembra che la piccola fortezza, vista l’importanza strategica del sito, rimase sempre sotto il controllo regio. Del caricatore di Vendicari, di cui la torre era posta a protezione, vi è menzione in un dispaccio del 1502, emanato dal viceré Giovanni la Nuca. Il documento concedeva alla città di Noto di poter utilizzare, se necessario, il grano conservato nei magazzini del caricatore, simili provvedimenti ricorrono anche per i decenni successivi, almeno fino al 1636.

Torre Stampace: a sud del sito di Eloro, a poca distanza dalla foce del Fiume Tellaro, all’interno della riserva naturale “Oasi di Vendicari. E’ una costruzione sorta nel 1353 utilizzata per la protezione della costa a sud di Noto dalle incursioni angioine. Ormai di questa opera di fortificazione restano solo le fondamenta e le mura inferiori.

Torre Ognina: situata nella zona meridionale del territorio di Siracusa, edificata probabilmente nei primi decenni del Quattrocento. Nel 1584 viene descritta dal Camillani come “una torre piccolissima, antica et meza rovinata là dove si tiene la guardia; et è molto necessaria ingrandirla, secondo che si dimostra nel disegno, sendo molto importante per la sicurtà del rifugio quivi poco avanti, qual si domanda Porto di Ognina, sicchè il promontorio viene a pigliar nome da questo ridotto”. Nel 1705 è ancora in funzione e il Formanti cosi la descrive: “A sinistra del porticciolo, si trova una torre di guardia che quando si avvicinano i corsari, dà l’allarme suonando la buccina al fine di radunare i contadini per la difesa delle imbarcazioni che stazionano nel canale”. Cilindrica, alta e stretta, già nel 1805 la Torre di Ognina non venne più annoverata nell’elenco delle torri del regno per le sue condizioni di totale degrado. Nel 2001 è stata oggetto di lavori di restauro.

Torre Cuba: nel fondo omonimo a sud ovest della penisola Maddalena, nell’antico feudo “Longarini”. Fu costruita probabilmente nel Cinquecento, su una basilichetta tricora di epoca bizantina, evidenziata da Paolo Orsi nel 1899. Oggi risulta inglobata in una villa edificata nel 1882.
Nel febbraio del 1956, investita da venti fortissimi, subì una profonda decapitazione che ebbe gravi conseguenze sulla statica dell’intero edificio, fu successivamente restaurata seppur non ragiungendo l’altezza originaria.

Torre Tonda: vicina alla torre di Cuba, con cui aveva in comune il compito di difendere la base di Ognina dagli attacchi corsari, godeva anche di una funzione strategica dominando la strada di accesso al litorale. “Purtroppo ha perduto il suo austero aspetto militare, perché ricoperta da un strato di intonaco, che ne oscura e deturpa la sottostante struttura muraria”.

Torre Landolina: vedi QUI

Torre Milocca: posta a circa sette chilometri a Est di Siracusa ed a poco meno di due chilometri dal porto grande, tra le torri di avvistamento è sicuramente la meglio conservata. Esisteva, all’interno del feudo di Milocca, certamente già dal Quattrocento. La torre rasa al suolo dal terremoto del 1693 fu riedificata, sicuramente sulle basi della precedente, da Giuseppe e Antonio Montalto che ne abbellirono l’austero prospetto esterno. La torre si erge su tre piani calpestabili, più il piano terrazzato cinto da una merlatura, delimitata da quattro pinnacoli piramidali. Il possente edificio fu illeggiadrito da quattro balconi ruotanti su tutti i lati della costruzione e da un grande stemma dei Montalto posto nella facciata Ovest. La sopraelevazione dell’ingresso, rispetto al piano della dimora padronale raggiungibile soltanto mediante un ponticello posto a circa quattro metri dal suolo, e pesanti grate in ferro, poste alle finestre dei piani bassi, ne assicuravano l’imprendibilità.

VETUSTAM MILOCCEARCEMADVERSUMS SARACENORUM / PYRATASPROPUGNACULUMET MUNI / PRIVILEGIIS SUB 28 MALI 1462 / 1477 A IOANNE MONTALTO EIUSDEM / PHEUDI BARONE DECIMO SEXTO EXTRUCTAM / INGENTISSIMO TERREMOTU SUB UNDECIMO / IANUARI 1693 RADICITUSEVERSAM CONCUSSA / PENE TOTA SICILIA SYRACUSIS CATANA NETO / LEONTINO AUGUSTA CUM FLORENTISSIMIS / URBI BUS & OPPI DIS VALLIS NETI QUASI DI / LETISAC SOLO A EQUATIS JOSEPI MONTALTO / VIGESIMUS QUINTUS MILOCCE BARO & AB / IOANNE NONUS SUCCESSOR ANNO POST / TERREMOTUM QUARTO DENUOA FUN / DAMENTISEREXIT& IN HAC FORMAMINSTAURAVIT / 1697 DIE PRIMO IANUARI (Iscrizione presente sul lato Est della torre Milocca)

Torre Bosco Minniti: dista dal mare circa 2 km ed è inglobata tra due complessi abitativi oramai in pieno centro urbano di Siracusa. Dalle caratteristiche stilistiche e decorative pare una delle più antiche costruzioni militari della provincia databile agli inizi del Trecento. La struttura fu realizzata in muratura eterogenea, a pianta quadrandolare (metri 5,8 X 6,7) con un’altezza totale di metri 6. La facciata principale presenta un portale ad arco acuto (ogivale) con archivolto cordonato da volute terminali. Un rosone con cinque fori disposti a croce si trova sopra il portale. In origine doveva esserci una edicola che ne indicava l’origine e i committenti. Si presenta in condizioni statiche accettabili.

Torre Pizzuta: dalle caratteristiche stilistiche e dai pochi decori si suppone sia stata edificata nel XVI secolo. E’ inglobata all’interno di una masseria, in traversa Pizzuta in una zona fortemente urbanizzata. Appartenne alla famiglia dei Marchesi Gargallo di Castel Lentini, i proprietari adibirono la torre ad abitazione. Arricchisce la facciata principale un poderoso balcone, interamente in pietra e sostenuto da quattro robuste mensole.

Torre di Targia: la famiglia de Orobellis Monpalao, di origine spagnola si distinse particolarmente durante il governo della Camera Reginale e molti dei suoi membri ricoprirono importanti cariche pubbliche. Nel 1550, Consalvo de Orobellis Monpalao fece costruire una torre nel feudo di Targia, a nord della città, in una zona pianeggiante che guarda al mare verso nord-est, protetta dalla terrazza rocciosa dell’Epipoli. L’attribuzione è certa poiché il nome del suo fondatore è inciso sulla lapide di marmo che fu collocata lungo uno dei prospetti della torre. Così recita l’iscrizione:  “Consalvus de Orobellis et Monopalao me fondavi in hoc loco solattiorum regnante Carlo V imperatore anno apartu virginis M.D.L.”.

Torre del Fico: sorge a pochi passi dal mare, a ridosso della stazione ferroviaria di Priolo, soffocata da enormi serbatoi per lo stoccaggio di prodotti chimici. L’area rurale attorno in cui si innalza la torre configura il tipo di fattoria fortificata autosufficiente del Sette/Ottocento, corredata di tutti gli edifici complementari, compresa la cappella, e rinserrata in se stessa. Nel passato si accedeva al cortile da un cancello in ferro, posto ad est.

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Marco Monterosso

Marco Monterosso

Esperto in promozione turistica e management del patrimonio culturale e ambientale... con una sfrenata passione per il territorio siciliano ! Ha scritto "qualcosa" che puoi vedere su: https://independent.academia.edu/MonterossoMarco

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