Novanta chilometri intorno all’Etna, trekking di quattro o cinque giorni

Novanta chilometri intorno all’Etna, trekking di quattro o cinque giorni

Novanta chilometri intorno al vulcano da coprire in quattro o cinque giorni. Abbiamo sperimentato passo dopo passo il trekking che il Parco dell’Etna intende valorizzare nei prossimi mesi per portare gli escursionisti a camminare nella più conosciuta area protetta siciliana. Partenza da Fornazzo, comune di Milo, arrivo dopo quattro giornate di marcia a Zafferana Etnea. Quasi il tour completo del vulcano. Impegnando una quinta giornata si possono visitare anche le zone sommitali (sino alle zone autorizzate) in modo da non tralasciare nessun aspetto di uno dei vulcani più attivi del pianeta. Nell’insieme un percorso con una identità paesaggistica unica e coinvolgente. Ancor di più quando l’esperienza avviene al tempo della pandemia, affamati come siamo di vita e di aria aperta.

Partenza dal borgo di Fornazzo, 800 metri di quota, si voltano le spalle allo Ionio e si comincia la salita mentre in lontananza si addensa qualche nuvola scura. Il primo tratto del trekking racconta storie di uomini. Si cammina sulla strada selciata che un tempo percorrevano i muli per andare a caricare la neve nei depositi sparsi in mezzo al bosco.

Grandi serbatoi scavati sino ad una profondità di sette- otto metri, contornati da alti muri in pietra lavica, dove mani laboriose trasportavano in inverno la neve che in estate sarebbe diventata preziosa merce da commerciare. Una attività che scomparve all’inizio degli anni Cinquanta del Novecento. I manufatti sono invece ancora lì, da scoprire lungo il cammino. Alla fine della giornata novecento metri di salita sono dietro le spalle ed è tempo di fermarsi al Rifugio Citelli, storico riparo costruito dai montanari degli anni Trenta. I gestori ci accolgono come superstiti di una civiltà che torna pian piano a rivedere la luce, emergendo da segreti ripari.

Il Gran Tour Etneo gira intorno all’Etna da est verso ovest, per lunghi tratti coincide con la variante etnea del Sentiero Italia su cui stanno lavorando con passione i volontari del Club alpino italiano. Durante la seconda giornata si passa dal bosco incantato delle betulle, alberi bianchissimi e rari che spiccano sul nero della lava. Oltre la stazione turistica di Piano Provenzana ancora colate che spezzano il cammino e poi la iconica bellezza di monte Nero, con le sue linee nette che si stagliano sul cielo color cobalto.

Questo è anche uno dei punti più alti del percorso, quasi 2000 metri di quota. Si cambia versante. Adesso si aprono le prospettive settentrionali dell’Etna. La linea boscosa dei Nebrodi a poca distanza, i Peloritani e lo Stretto dall’altra parte. Le tappe sono di una ventina di chilometri al giorno. Il secondo pernottamento avviene in un rustico bivacco forestale. Ma di fronte al bivacco è stata già parzialmente ristrutturata la ex casermetta che il Comune di Randazzo dovrebbe destinare a posto tappa.

Accompagnati da un’altra giornata nitida si percorre tutto il versante occidentale. La mappa della Sicilia scorre a fianco del cammino in lenta carrellata. Si ritorna sino a 2000 metri di quota. Sullo sfondo si vedono le Madonie, la Rocca Busambra sul limite dell’orizzonte, il monte Altesina che segna sin dal Medioevo il centro dell’isola. E’ una giornata festiva e la pista forestale che gira intorno al vulcano, già marcata in molti punti dai segnavia rossi e bianchi del Sentiero Italia Cai, è invasa da siciliani che riconquistano il piacere della natura al tempo del coronavirus. Ci sono quelli in bici ( decine e decine), quelli a cavallo (fieri sui destrieri), i camminatori come noi che si spostano da un rifugio forestale all’altro, le famiglie con i bambini sulle spalle che arrancano verso le auto. Guardando verso l’alto il vulcano svela volti sempre diversi, ce ne accorgiamo mentre siamo ormai in vista del comodo rifugio gestito che ci accoglierà per la terza sera.

L’ultima tappa prevede il ritorno a valle. Si attraversa, la zona del rifugio Sapienza, affollata ma non come nelle scorse estati. Da qui si può prendere la funivia e dedicare del tempo alla scoperta della zona sommitale del vulcano. Il Gran Tour attraverso questo pezzo di Luna sulla Terra non è però ancora terminato. L’itinerario risale un po’ sino alla cresta meridionale della Valle del Bove, luogo che ammalia.

Si passa in mezzo a imponenti torri di lava e vertiginosi precipizi con lo sguardo rivolto verso la depressione che richiama i paesaggi del satellite terrestre. Qui occorre prestare particolare attenzione a qualche passaggio più complicato. Verso l’alto si sentono e si vedono potenti sbuffi di sabbia dalle bocche sommitali. Si scende ancora a lungo attraverso antichi tratturi per raggiungere i luoghi che raccontava Giovanni Verga in “Storia di una Capinera” ed infine Zafferana, a 600 metri di quota. Il Gran Tour è terminato. E’ tempo di lasciare il pianeta Etna.

Tratto da La Repubblica del 06/09/2020 (clicca QUI)

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