fbpx Sito web dell'editore!

Il lupo in Sicilia

Il lupo in Sicilia

Nel novembre 2018 sulla rivista scientifica bioRxiv è stata pubblicata una ricerca dal titolo: “Il lupo siciliano: identità genetica di una popolazione insulare recentemente estinta” (Autori: F.M. Angelici, M.M. Ciucani, S. Angelini, F. Annesi, R. Caniglia, R. Castiglia, E. Fabbri, M. Galaverni, D. Palumbo, G. Ravegnini, L. Rossi, AM Siracusa, E. Cilli).

I lupi sono stati parte integrante della fauna pleistocenica siciliana, come confermano i resti fossili rinvenuti nelle numerose grotte dell’isola, rappresentando tra l’altro l’unica popolazione insulare di lupo grigio nel Mediterraneo e una delle poche popolazioni insulari storiche al mondo. Il lupo siciliano è scomparso dall’isola nei primi decenni del XX secolo a causa delle persecuzioni umane conseguenti ai danni al bestiame, anche se non c’è unanimità sui tempi esatti di estinzione, l’ultima cattura ufficiale si riferisce ad un esemplare abbattuto a Bellolampo, Palermo, nel 1924. Tuttavia, molti altri avvistamenti e registrazioni di individui uccisi negli anni successivi sono stati riportati, almeno fino al 1935 o anche forse agli anni ’50 e ’60. Ad oggi, gli esemplari storici da museo attribuiti agli ultimi esemplari vissuti in Sicilia sono estremamente scarsi. Non più di 7 campioni – costituiti da pelli, esemplari impagliati, un cranio e resti scheletrici – sono conservati in pochi musei italiani. Rispetto al lupo grigio appenninico (Canis lupus italicus), ovvero la sottospecie diffusa lungo la penisola italiana, i pochi esemplari completi di lupo siciliano mostrano peculiari caratteristiche distintive, tra cui una taglia più piccola e un colore del mantello più chiaro.

Le differenze morfologiche riscontrate potrebbero essere sorte durante il lungo isolamento dalle popolazioni continentali dopo l’ultimo ponte continentale tra Italia e Sicilia che si stima risalga a circa 20.000 anni fa. I primi studi specificamente focalizzati sull’identità genetica del lupo siciliano sono stati effettuati solo negli ultimi anni. Una possibile ragione risiede nel fatto che le prime indagini scientifiche sul lupo grigio italiano sono iniziate negli anni ’70, quando la popolazione era ridotta a meno di 100 individui in aree isolate dell’Appennino centrale e meridionale e quando la popolazione siciliana era già estinta. Un’altra possibile ragione potrebbe essere attribuibile al fatto che le popolazioni insulari e quelle continentali erano generalmente considerate alla stessa stregua e anche negli studi più accurati pubblicati sul lupo in Italia le questioni sull’identità del lupo siciliano non sono mai state affrontate. Un recente analisi morfologica e morfometrica su campioni museali ha suggerito che il lupo siciliano potrebbe essere considerato una sottospecie valida, per la quale è stato proposto il nome Canis lupus cristaldii. Un possibile contributo per chiarire queste incertezze tassonomiche è stato fornito dall’analisi del DNA mitocondriale (mtDNA) che ha confermato quanto già osservato a livello morfometrico.

Areale del lupo siciliano (1900)

“Il lupo siciliano era dunque un endemismo, con un patrimonio genetico unico, presente un po’ ovunque, dai Nebrodi ai monti del palermitano, fino alle zone interne degli Erei e più a sud verso gli Iblei, l’unico grande predatore presente sull’isola, purtroppo andato perduto a causa della sua eradicazione a metà del Novecento. Riduzione delle prede, contrazione dell’habitat, la sempre crescente pressione antropica negli ambienti montani ed interni dell’isola, nonché la diffusa paura ancestrale per questi animali hanno spinto i siciliani a condurre ripetute battute per eliminare quella che era considerata semplicemente una minaccia. Dopo almeno un milione di anni, i lupi sono spariti dalla Sicilia, portandosi dietro non soltanto un tassello della biodiversità siciliana ma anche e soprattutto un elemento che aveva profondamente permeato la cultura contadina e montana locale”.

 

 

In November 2018, a research paper entitled: ‘The Sicilian wolf: genetic identity of a recently extinct insular population’ was published in the scientific journal bioRxiv (Authors: F.M. Angelici, M.M. Ciucani, S. Angelini, F. Annesi, R. Caniglia, R. Castiglia, E. Fabbri, M. Galaverni, D. Palumbo, G. Ravegnini, L. Rossi, AM Siracusa, E. Cilli).

Wolves have been an integral part of the Pleistocene fauna in Sicily, as confirmed by the fossil remains found in the island’s numerous caves. Among other things, they represent the only insular population of grey wolves in the Mediterranean and one of the few historical insular populations in the world. The Sicilian wolf disappeared from the island in the first decades of the 20th century due to human persecution following livestock damage, although there is no unanimity on the exact time of extinction, the last official capture referring to a specimen shot at Bellolampo, Palermo, in 1924. However, many other sightings and records of individuals killed in subsequent years have been reported, at least as far back as 1935 or even possibly the 1950s and 1960s. To date, historical museum specimens attributed to the last specimens that lived in Sicily are extremely scarce. No more than seven specimens – consisting of skins, stuffed specimens, a skull and skeletal remains – are preserved in a few Italian museums. Compared to the Apennine grey wolf (Canis lupus italicus), the subspecies widespread along the Italian peninsula, the few complete specimens of the Sicilian wolf show distinctive features, including a smaller size and lighter coat colour.

The morphological differences found may have arisen during the long isolation from continental populations after the last continental bridge between Italy and Sicily, which is estimated to date back some 20,000 years. The first studies specifically focusing on the genetic identity of the Sicilian wolf have only been carried out in recent years. One possible reason lies in the fact that the first scientific investigations on the Italian grey wolf began in the 1970s, when the population was reduced to less than 100 individuals in isolated areas of the central and southern Apennines and when the Sicilian population was already extinct. Another possible reason could be that island and continental populations were generally considered to be the same and even in the most accurate studies published on the wolf in Italy, questions about the identity of the Sicilian wolf were never addressed. A recent morphological and morphometric analysis of museum specimens has suggested that the Sicilian wolf could be considered a valid subspecies, for which the name Canis lupus cristaldii has been proposed. A possible contribution to clarifying these taxonomic uncertainties was provided by the analysis of mitochondrial DNA (mtDNA), which confirmed what had already been observed at the morphometric level.

“The Sicilian wolf was therefore an endemism, with a unique genetic heritage, present almost everywhere, from the Nebrodi to the mountains of Palermo, to the inland areas of the Erei and further south towards the Iblei, the only large predator present on the island, unfortunately lost due to its eradication in the mid 20th century. Reduced prey, shrinking habitat, ever-increasing anthropic pressure in the island’s mountainous and inland environments, and widespread ancestral fear of these animals prompted Sicilians to conduct repeated beatings to eliminate what was considered simply a threat. After at least a million years, wolves have disappeared from Sicily, taking with them not only a piece of Sicilian biodiversity but also and above all an element that had profoundly permeated the local farming and mountain culture’.

Translated with www.DeepL.com/Translator (free version)

La nostra terra

La nostra terra

Per una nuova cultura del territorio

Rispondi la tua opinione è importante !