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Il gotico siciliano dei Chiaramonte

Il gotico siciliano dei Chiaramonte

Si deve all’abate di Saint-Denis a Parigi, a metà del XII secolo, la prima opera di architettura gotica oggi conosciuta. Sugerio di Saint-Denis, spinto da esigenze estetiche, ma anche da necessità teologiche e politiche ben precise, apportò infatti significative e profonde modifiche alla facciata della basilica di cui fu abate dal 1122 al 1151, attraverso l’abbattimento delle spesse masse murarie tipiche del romanico e con l’introduzione dell’arco acuto e degli archi rampanti. “Il peso della struttura non veniva più assorbito dalle pareti, ma distribuito su pilastri e su una serie di strutture secondarie poste all’esterno degli edifici. Gli archi rampanti, i pinnacoli, gli archi di scarico divenivano elementi strutturali, in grado di contenere e indirizzare al suolo le spinte laterali della copertura, mentre le murature di tamponamento erano sostituite dalle vetrate. Gli architetti gotici, liberando gli edifici dal limite delle pareti in muratura, ne slanciarono inoltre i prospetti  in senso verticale, arrivando a toccare altezze ai limiti delle possibilità della statica”.

Dalla Francia, lo stile gotico giunse in Sicilia nel XIII secolo, durante la dominazione sveva quando, sotto forma di architettura fortificata, furono costruiti: il Castello Maniace di Siracusa, il Castello Ursino di Catania e quello di Augusta, così come le fortificazioni del castello di Enna. Questi edifici si caratterizzavano per una pianta fortemente geometrica con torri angolari o mediane, portali o finestre ad arco a sesto acuto, muri spogli e austeri, dominati da feritoie e merloni.

Nel XIV secolo in un periodo caratterizzato da un estremo indebolimento del potere centrale, i Chiaramonte, che controllavano buona parte dell’area occidentale dell’isola, introdussero un proprio stile distintivo nei numerosi edifici civili e religiosi di cui furono committenti che successivamente prese il nome di gotico-chiaramontano. Si trattava di applicazioni in pietra con modanature a zig zag di derivazione anglo-normanna (bastoni rotti), incastonate nelle ghiere merlettate di portali e bifore a sesto acuto, introdotte al fine di rendere più suggestive e caratteristiche le facciate esterne. Tale sigillo artistico, divenuto poi un vero e proprio marchio di famiglia, ebbe la sua massima applicazione ad Agrigento e Palermo, ma anche in parecchi altri centri delle due provincie, territori a lungo sotto il diretto controllo dei Chiaramonte.

Nell’agrigentino ne sono un esempio:
La chiesa e il monastero delle Vergini del S. Spirito dei cistercensi (Hosterium di Agrigento)
Il Seminario vescovile del piano della cattedrale di Agrigento (Hosterium Magnum)
La Chiesa di Santa Maria dei Greci di Agrigento
I Conventi di San Domenico e San Francesco di Agrigento
La chiesa di Santa Maria Mater Salvatoris di Bivona
I castelli di Naro, Favara, Palma di Montechiaro e Racalmuto

Nel Palermitano:
Il palazzo dello Steri di Palermo
Le Chiese di Sant’Agostino e San Francesco d’Assisi di Palermo
Il Chiostro di San Domenico di Palermo
Il Castello di Caccamo
La Chiesa di Maria Santissima Assunta di Castelbuono

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Numerose altre costruzioni, anche in altre parti dell’isola, come ad esempio Palazzo Mergulese-Montalto, costruito nel 1397 a Siracusa, vennero realizzati sulla scorta di tali esempi, caratterizzati da bifore e trifore, sormontate da archi di scarico sia traforati che ornati da motivi geometrici policromi. Il breve ciclo dello stile chiaramontano, seguendo il ridimensionamento politico della potente casata che lo ispirò, sarà presto superato dal successivo sviluppo delle modalità costruttive “alla catalana” del XV secolo.

Marco Monterosso

Marco Monterosso

Esperto in promozione turistica e management del patrimonio culturale e ambientale... con una sfrenata passione per il territorio siciliano ! Ha scritto "qualcosa" che puoi vedere su: https://independent.academia.edu/MonterossoMarco

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