fbpx Sito web dell'editore!

La “Cuba” di Santa Domenica a Castiglione di Sicilia

La “Cuba” di Santa Domenica a Castiglione di Sicilia

Come è noto la Sicilia beneficiò, rispetto ad altre parti d’Italia, solo in minima parte dell’influsso bizantino in campo architettonico tuttavia nella valle dell’Alcàntara e nella cuspide nord orientale dell’isola sono presenti diversi monumenti che ancora oggi è possibile vedere e tra questi risulta interessantissima la cosiddetta Cuba di Santa Domenica a Castiglione di Sicilia.

Uno studio degli inizi del XX secolo, di E.H. Freshfield, data la costruzione della Cuba di S. Domenica alla seconda metà dell’XI secolo, probabilmente come grangia del monastero basiliano del S.Salvatore della Placa (Francavilla). Alcuni aspetti architettonici della Cuba confermano l’ipotesi che si trattava di un edificio tipico del culto greco-ortodosso che, già dagli inizi della dominazione normanna, ottenne i favori del Conte Ruggero e in seguito del figlio Ruggero II. A partire dal 1080 e fino al 1130 si assiste infatti ad un’intensa attività legata all’edificazione di monasteri greci in tutta la Sicilia, soprattutto orientale, con una forte concentrazione proprio in Valdemone.

L’edificio, che sorge in luogo isolato, è basato su forme essenzialmente cubiche, a croce latina con pianta quadrata, la facciata, a due ordini, si presenta tripartita con un corpo centrale maggiore e due lati più bassi e chiusi a spiovente. Due possenti contrafforti animano il primo primo ordine su cui si apre il portale d’accesso al corpo centrale. Secondo alcuni accertamenti la facciata sarebbe stata preceduta da un portico o nartece per penitenti e catecumeni, i contrafforti potrebbero essere cosi delle sopravvivenze dello stesso portico.
Il prospetto principale presenta due ingressi, quello centrale caratterizzato da un arco a tutto sesto con lunetta e un ingresso laterale, a sinistra, che permetteva l’accesso direttamente alla navata laterale corrispondente. Il prospetto  è arricchito anche da un’ampia finestra, un tempo una grande bifora, da cui, secondo la tradizione, durante la veglia pasquale la luce della luna piena, entrando nell’edificio, dava inizio alla Pasqua.

Prospetto Est (Ingresso principale)

L’edificio sacro è un piccolo trionfo di policromia, la tecnica costruttiva è rappresentata essenzialmente da pietrame lavico leggermente sbozzato, inzeppato da frammenti di laterizi legati da una buona malta. Anche gli archi delle finestre sono vivacemente impreziositi da questa tricromia cosi come i due ingressi e la piccola bifora in corrispondenza dell’abside.

Prospetto Ovest

All’interno il presbiterio, diviso secondo la tradizione bizantina in “protesis” (parte sinistra), “bema”(parte centrale), e “diaconicon” (parte destra), è composto da un abside semicircolare, l’aula invece risulta divisa in tre navate da una coppia di pilastri che sorreggono altrettante arcate a tutto sesto. Interessanti si presentano le soluzioni utilizzate per la copertura dell’edificio, la porzione centrale del transetto e le navate laterali sono coperte da volte a crociera su mensole mentre le due navate sono coperte da volte a botte. Caratteristica anche la soluzione architettonica utilizzata per sorreggere la cupola, si tratta della tecnica a “muqarnas”, (nido d’ape) di probabile origine islamica, diffusa in buona parte del Mediterraneo e presente in Sicilia in molti edifici di epoca normanno-sveva.

Della Cuba di Santa Domenica manca ad oggi uno studio strutturale completo, soprattutto in considerazione dei diversi interventi di restauro che non hanno prodotto nessuna approfondita pubblicazione. Da attenti rilievi si potrebbero distinguere eventuali diverse fasi di costruzione, dato che non è del tutto certo che l’attuale edificio sia il risultato, almeno nelle linee generali, di una sola volontà costruttiva ma probabilmente il frutto di una commistione di stili architettonici sia cristiani che musulmani.

Bibliografia essenziale:
E.H. FRESHFIELD, Cellae trichorae and other Christian antiquities, Londra 1913-18
G. AGNELLO, L’architettura bizantina in Sicilia, Firenze 1952
A. MANITTA, I bizantini nella valle dell’Alcàntara, Castiglione di Sicilia, 2017
G. TROPEA, Insediamento e architettura religiosa dai bizantini ai normanni nella media valle dell’Alcantara: la Cuba di Castiglione, in medioevosicilia.eu, 2019

English version:

As it is known Sicily benefited, compared to other parts of Italy, only minimally of the Byzantine influence in the architectural field, however, in the valley of the Alcàntara and in the north-eastern cusp of the island there are several monuments that you can still see today and among these is very interesting the so-called Cuba of Santa Domenica in Castiglione di Sicilia.

A study of the beginnings of the XX century, of E.H. Freshfield, dates the construction of the Cuba of S. Sunday to the second halves the XI century, probably like grange of the basilian monastery of the S.Salvatore of the Placa (Francavilla). Some architectural aspects of the Cuba confirm the hypothesis that it was a building typically orthodox cult that, since the beginning of Norman rule, obtained the favor of Count Roger and later his son Roger II. Starting from 1080 and until 1130 there is in fact an intense activity related to the construction of Greek monasteries throughout Sicily, especially in the east, with a strong concentration in Valdemone.

The building, which stands isolated along the alluvial plain of the Alcantara valley, is based on essentially cubic forms, a Latin cross with a square plan, the facade, in two orders, is tripartite with a central body and two sides lower and closed to sloping. Two mighty buttresses animate the first order on which the portal of access to the central body opens. According to some investigations, the facade would have been preceded by a portico or narthex for penitents and catechumens, the buttresses could therefore be the survivors of the same portico.
The main façade has two entrances, the central one characterized by a round arch with lunette and a side entrance, on the left, which allowed the access directly to the corresponding side aisle. The facade is also enriched by a large window, once a large mullioned window, from which, according to tradition, during the Easter vigil the light of the full moon, entering the building, began the Easter.

The sacred building is a small triumph of polychromy, the construction technique is essentially represented by lava stone slightly hewed, interspersed with fragments of brick bound by a good mortar. Even the arches of the windows are brightly embellished by this trichrome as well as the two entrances and the small mullioned window in correspondence of the apse.

Inside, the presbytery, divided according to the Byzantine tradition into “protesis” (left side), “bema” (central part), and “diaconicon” (right side), is composed of a semicircular apse, the hall is divided into three naves by a pair of pillars that support as many round arches. Interesting are the solutions used for the covering of the building, the central portion of the transept and the lateral naves are covered by cross vaults on brackets while the two naves are covered by barrel vaults. Characteristic is also the architectural solution used to support the dome, it is the technique of “muqarnas” (honeycomb) of probable Islamic origin, widespread in much of the Mediterranean and present in Sicily in many buildings of the Norman-Swabian period.

Of the Cuba of Santa Domenica lacks to date a complete structural study, especially in view of the various interventions of restoration that have not produced any thorough publication. From careful surveys could be distinguished in fact any different phases of construction, since it is not entirely certain that the current building is the result, at least in general lines, of a single constructive will but probably the result of a mixture of architectural styles both Christian and Muslim.

Essential bibliography:
E.H. FRESHFIELD, Cellae trichorae and other Christian antiquities, London 1913-18.
G. AGNELLO, The Byzantine architecture in Sicily, Florence 1952
A. MANITTA, I bizantini nella valle dell’Alcàntara, Castiglione di Sicilia, 2017
G. TROPEA, Settlement and religious architecture from the Byzantines to the Normans in the middle valley of the Alcantara: the Cuba of Castiglione, in medioevosicilia.eu, 2019

Translated with www.DeepL.com/Translator (free version)

Marco Monterosso

Marco Monterosso

Esperto in promozione turistica e management del patrimonio culturale e ambientale... con una sfrenata passione per il territorio siciliano ! Ha scritto "qualcosa" che puoi vedere su: https://independent.academia.edu/MonterossoMarco

Rispondi la tua opinione è importante !