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Granieri: il borgo contadino

Granieri: il borgo contadino

Il territorio dell’ex feudo Granieri, che si estende nella campagna iblea tra le città di Noto e Rosolini, apparteneva in antico al milite Ruggero Scolario. Il nobile possessore, il 7 Luglio 1365, donò il feudo al Monastero di San Nicolò dell’Arena, che lo concesse a sua volta a tale Silamberio de Marchisio che, nel 1408, se ne investì, insieme ai feudi Castelluccio e Ciurca.
Granieri, ritornato in potere del monastero catanese, fu concesso il 6 Febbraio 1453 a Francesco Paternò. Caterina Speciale, figlia del viceré Nicolò, se ne investì il 12 Dicembre 1505 finché attraverso molteplici passaggi di mano, per via maritale ed ereditaria, si investì nuovamente del feudo un membro della famiglia de Marchisio. I Ventimiglia che subentrarono nei possedimenti dei de Marchisio nel 1648, rivendettero presto i feudi di Castelluccio e Granieri al netino Corrado de Lorenzo che se ne investì il 29 Giugno del 1655.
La famiglia de Lorenzo riuscì agli albori del Novecento a entrare in possesso dei maggiori feudi dell’agro netino. Gli anni successivi all’unità d’Italia videro i de Lorenzo impegnatissimi in una imponente opera di insediamento colonico delle loro sterminate terre che interessò, oltre al borgo di Castelluccio, anche le terre di Granieri e Renda.

Il complesso edilizio di Granieri, posto lungo la strada che collega ancora oggi la città di Noto con i centri ragusani, appare una costruzione imponente e squadrata in cui i numerosi vani, seppur costruiti in diversi periodi, sembrano fusi in un unico insieme architettonico. Il prospetto frontale a due piani, di un bel colore “rosa siciliano”, presenta un grande arco d’ingresso che consente l’accesso in una piccola corte su cui si affacciano numerosi ambienti. La massiccia natura del fabbricato mostra una certa rigidità delle sue linee architettoniche, probabilmente i proprietari vollero conferire solidità alla struttura avendo timore che fosse oggetto dell’attacco di malviventi. In anni postunitari l’intero agro netino era stato infatti percorso da bande di briganti che terrorizzavano proprietari e contadini, nel Febbraio del 1866 proprio due massari di Granieri erano stati tenuti in ostaggio per lungo tempo, da sei uomini della banda Carrubba.
Sui due lati dell’edificio si aprono ampi magazzini, sul retro si può invece vedere una grande cisterna che alimentava anche un abbeveratoio per il bestiame.
Una lapide posta recentemente ricorda con affetto il sacerdote Caruso che dal 1951, per ben 32 anni, come parroco di Granieri, Castelluccio e Renda si prodigò per la crescita spirituale e culturale dei suoi abitanti.

A Granieri ferve ancora oggi un’intensa attività agricola testimoniata oltreché dalla presenza di un ufficio della confederazione nazionale degli agricoltori, anche da una chiara attività lavorativa. La vicina scuola elementare rurale è ancora oggi frequentata da numerosi bambini, nelle soleggiate giornate invernali è facile sentire i loro allegri richiami provenienti da un piccolo cortile interno.

Tratto da:
Massae, massari e masserie siracusane
di Marco Monterosso
Editore Morrone, Siracusa 2000

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