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La torre di Vendicari

La torre di Vendicari

La torre di Vendicari, posta all‘interno della omonima riserva naturale, secondo un diploma del 1464, sarebbe stata eretta attorno al 1430, per volere di Pietro d‘Aragona (1406-1438), duca di Noto e fratello di re Alfonso “il Magnanimo”. Dopo la morte di Pietro d’Aragona, nonostante le pressanti richieste e la disponibilità dei giurati di Noto ad accollarsene le spese, la torre restò tuttavia incompleta. Ancora nel 1527, gli stessi giurati scrivevano al viceré che le ripetute incursioni e razzie fatte dai turchi avevano costretto i netini ad abbandonare “tutte le vigne seminati et altri arbitrij soi appresso la marina per miglia sei infra terra”. Nel 1550 il regio architetto Pietro Prado, mandato in sopralluogo a Vendicari, riferì che la spesa per il completamento della torre e per i necessari pezzi di artiglieria ammontava a 3.500 scudi, e nonostante i giurati di Noto s’impegnarono ancora una volta al versamento di ben 2.000 scudi, i lavori di completamento non vennero eseguiti. Tiburzio Spannocchi, incaricato dal viceré Colonna nel 1578, di effettuare una visita generale delle marine del Regno, trovò la torre di Vendicari in pessimo stato di conservazione, non in grado di comunicare con la vicina Torre di Stampace e priva pure della porta d’accesso. Nel suo progetto lo Spannocchi suggeriva diversi cambiamenti tra cui il più importante consisteva nella realizzazione di una nuova porta di accesso al piano superiore dotata di ponte levatoio, poggiante su una scala in pietra da realizzarsi all‘esterno della torre. Un secondo intervento riguardava l‘innalzamento dei paramenti murari e la realizzazione di un terrazzo per poter ospitare l‘artiglieria e il cammino di ronda. Infine si prevedeva la realizzazione di mensoloni in grado di ospitare due guardie per la difesa della torre.

Nel 1581 il progetto esecutivo, cosi come quello del vicino forte di Capo Passero, fu finalmente affidato all‘ingegnere Giovanni Antonio Nobile, affinché la torre “venghi a riuscire quanto più sia possibile atta e fruttuosa et conforme all‘intentione che è di farla per guardia della marina et corrispondenza di segni”  Il 30 marzo dello stesso anno, in una lettera inviata a don Pietro Silva, secreto di Noto, si comunicava che la Deputazione del Regno aveva destinato la somma di onze 400 per i lavori di restauro da eseguirsi nella torre di Vendicari e che l‘incarico di tesoriere era affidato al magnifico Luca Deodato e Landolina il quale doveva occuparsi anche di scegliere gli operai e i muratori necessari per la ristrutturazione. In un‘altra lettera veniva anche precisato che il portolano del caricatore, Michele Guastella, aveva il compito di assistere continuamente ai lavori e di controllare che la “calce sia buona e ben cotta e impastata grassa con vena et acqua dolce … et che la pietra sia atta et non si chiacchie”.  Nel 1584 i lavori di ristrutturazione e fortificazione della torre erano ormai quasi ultimati, ispezionata in quell’anno da Camillo Camilliani, risulta che “non ci mancava altro che farsi l‘astraco, et alzar i parapetti insino alla destinata proporzione e complita che sarà haverà un‘amplissima piazza, dove che ci si potrà adattare di sopra qualsivoglia pezzo d‘artiglieria, perché ella è molto forte e gagliarda con buone spalle, e forti dammusi. Però al presente non ci è guardia, e come s‘è detto finita che sarà, havrà rispondenza con la torre di Stampace, e con la torre delle Perrere”.

Nel 1594 la torre è affidata ad un “castellano” al comando di quattro “torrari”, il 30 aprile di quell’anno si ordinava al secreto di Noto di munire la torre di tutte le armi necessarie (un falco e un falconetto, polvere, palle e armi con mascolo di bronzo), di coprire i posti di guardia che non hanno copertura, di mettere grate di ferro alle finestre dal lato del mare, di “racconciar la cisterna di modo che tenga l‘acqua e facci anco un fornello per cuocere il pane per li quattro guardiani e di costruire un altare per celebrare la messa”. Con una altra lettera del 13 agosto 1594 si ordinò di sbarazzare con urgenza le stanze della torre, ingombrate di “tonni, barili, sale e altre cose”, per dare più spazio ai guardiani e all‘artiglieria. Tra il 1595 e il 1596 vennero ricavate alcune stanze con la costruzione di tramezzi, fu costruito un forno sia per il pane che per i segnali di fumo e si realizzarono le opere in legno e quelle in ferro, tra cui le grate per le finestre. Il terremoto del 1693 danneggiò sicuramente anche la torre, infatti nel 1696 si propose la ricostruzione delle due garitte e di alcune stanze per uso dei soldati. Nel 1798, a seguito di una incursione piratesca avvenuta nelle coste ragusane, su richiesta delle autorità di Siracusa vennero mandati rinforzi nelle torri di Vendicari e di Capo Passero proprio per difendere l‘ultimo settore della costa sudorientale. Nel 1805 venne redatto un documento dal titolo “Stato generale di tutte le torri del littorale dell‘Isola di Sicilia che sono a carico dell‘Ill.ma Deputazione del Regno”, relativamente a “Vindicari”, si precisava che il soprintendente del periodo era don Franco Nicolaci di Noto coadiuvato da quattro custodi e che la torre era dotata di quattro cannoni di oltre dodici once di calibro.

Il cessare delle incursioni barbaresche già nel primo decennio dell‘ottocento diminuì l‘importanza delle torri come strumento di difesa costiera e anche quella di Vendicari, ormai sguarnita, cambiò destinazione d’uso, essendo utilizzata dapprima come stalla e poi come magazzino per l‘adiacente tonnara.

Rimandi bibliografici:
Libro Rosso dell‘Università di Noto, manoscritto conservato presso la Biblioteca comunale di Noto, c. 258
Villabianca, Torri di guardia dei litorali della Sicilia, a cura di Salvo di Matteo, Palermo, Giada, 1986
L. Dufour, Antiche e nuove difese, in M. Zecchini (a cura di) Castelli e torri del siracusano. Catalogo della mostra omonima, Lombardi, Siracusa, 2000
G. Malandrino, Vendicari, la tonnara dimenticata, Ente Fauna Siciliana, Noto, 2003

Foto: https://www.catalogo.beniculturali.it/

Pubblicato su siracusapost.com il 18 Luglio 2023

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